
Il mio istinto di conservazione mi porta a cercare una possibile arma di difesa.Freneticamente tasto il terreno accanto e sotto di me, fino a quando sento un dolore lancinante. Una pietra affilatissima mi taglia la mano. Che possa essere la mia salvezza? Incurante del dolore la stringo al petto. La sua presenza è sempre più vicina.Quando sento il suo alito su di me entro in azione. Avviene tutto in pochi secondi. Mi giro giusto in tempo per usare il peso dell’animale per conficcargli la pietra nel petto, aprendo uno squarcio mortale. Il suo peso quasi mi soffoca, il sangue che mi inonda finalmente mi da un po’ di calore. Con questo particolare abbraccio perdo nuovamente i sensi. Quando mi risveglio sono sempre più debole. Devo mangiare. Con la pietra mi faccio strada nel corpo dell’orso. Il primo morso al cuore ancora tiepido mi da il vomito. Al secondo tentativo riesco a trattenere il pasto. Buio. Febbricitante mi risveglio, dedicandomi al fegato. I conati sono passati , come pure diminuita la febbre grazie al corpo caldo dell’animale. La paura è passata. Possibile che come credono gli indiani mangiando il cuore di un animale se ne acquisisca la forza, la sicurezza? Passano tre giorni prima che i soccorritori mi trovino sporco, con un tendine lesionato, ma non impaurito….






